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BIELLA PER UN GIORNO CAPITALE DELLA MODA_

Il duplice appuntamento con l'inaugurazione della mostra Sul filo della lana, curata da Philippe Daverio e il forum "Competitività globale e marchio di origine: il caso Biella, il caso Italia", seguito dalla tavola rotonda "Competizione internazionale sì, concorrenza sleale no", hanno raccolto nella località piemontese il gotha dell'imprenditorialità, della finanza e della cultura del fashion world. Se da un lato sia i relatori che la folta e ricca platea erano d'accordo sulla necessità di un intervento immediato per arginare la concorrenza sleale dei paesi emergenti dall'altro le opinioni e le possibile soluzioni si sono presentate alquanto variegate e divergenti. "Non credo che la slealtà venga solo dall'estero - dichiara Nino Cerruti -. Purtroppo spesso anche tra le stesse aziende italiane si combattono battaglie non propriamente leali. Non credo che si debba vincere impedendo agli altri di essere più bravi, ma si deve semplicemente dimostrare di esserlo attraverso il proprio lavoro e il proprio prodotto.
Il Made in Italy va sicuramente difeso, ma non bisogna assolutamente aspettarsi dei miracoli". Gaetano Marzotto lamenta una scarsa sinergia e un insufficiente coordinamento tra imprenditori e rappresentanti parlamentari. "Siamo troppo lenti nei processi. Non possiamo permetterci di aspettare l'Europa che sta fornendo, per ora risposte insoddisfacenti, e dobbiamo assolutamente creare delle strette alleanze con la distribuzione. Se vogliamo far sopravvivere l'industria della moda italiana, che è polverizzata in piccole e medie imprese, dobbiamo trovare il modo per unirci di più. Per vincere le sfide del mercato attuale dobbiamo portare all'estero lo stile di vita italiano, non solo il saper fare, ma anche e soprattutto il saper vivere". La palla passa, quindi alla politica rappresentata dall'onorevole Enrico Letta che dichiara: "Il vero problema sta nella difficoltà di dialogo tra il nostro Paese e l'Europa e nei tempi che, negli ultimi cinque anni, si sono compressi in maniera significativa. Dal punto di vista nazionale credo che il rafforzamento delle dogane e la lotta alla contraffazione siano le due emergenze primarie a cui rivolgere l'attenzione. La riduzione delle tasse sul lavoro, la modifica delle assegnazioni degli incentivi alle imprese del settore e il salvataggio sociale sono le altre priorità. Riguardo agli incentivi ritengo che sia totalmente inutile distribuirli a pioggia. Credo che sarebbe sicuramente più proficuo canalizzarli su quelle realtà che desiderano effettivamente investire in innovazione, internazionalizzazione e creazione del marchio che ritengo siano armi capaci di rendere realmente competitive le imprese". La teoria di Carlo Callieri parte dalla base che "uno scambio economico è anche uno scambio culturale che si deve basare sul rispetto delle caratteristiche altrui. Si deve, quindi, mirare ad un obiettivo trasparente che si basi sul rispetto delle regole minime del codice penale internazionale.
La differenza percepita dal mercato viene dal contenuto di cultura che il prodotto si porta dietro". Voce poi all'industria locale che, attraverso le dichiarazioni di Paolo Botto Poala difende "il ruolo che Biella sta svolgendo non solo per se stessa, ma per tutelare i valori dell'intero sistema Paese.
E non parlo solo di valori industriali, ma anche e soprattutto di valori umani.
E' triste constatare che siamo sempre al rimorchio e siamo costretti a sottostare ad una serie di regole imposte da altri. Anche se siamo pochi o pochissimi credo che che i nostri sforzi difendano gli interessi di molti. La strada che intendiamo perseguire è quella etica e qualitativa. Quello che vogliamo sapere è se c'è o non c'è una difesa. Le parole non ci bastano più". Santo Versace, in qualità di Vicepresidente di Altagamma dichiara: "Altagamma, fondata nel 1992, è nata proprio con l'obiettivo di promuovere il lifestyle italiano.
Oggi posso dire che siamo stati lungimiranti. Credo che per risolvere la situazione attuale dovremmo, per prima cosa smettere di lamentarci e recuperare lo spirito del 1945. Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo pensando che i risultati della semina di oggi arriveranno a medio lungo termine.
Ora è il momento di fare e quello che andremo a chiedere all'Europa è di essere l'Europa dello sviluppo e non quella dei burocrati". Conclude l'incontro Innocenzo Cipolletta che dichiara: "Vorrei ricordare che nel 1945 il nostro Paese era accusato di concorrenza sleale e oggi siamo qui a lamentarci della slealtà altrui. Si deve guardare avanti. Salvare se stessi non significa salvare i propri nipoti e il futuro va assolutamente tutelato e difeso. Biella non è più il tessile degli anni '20 e nemmeno quello degli anni '50. Se ha perso molto meno degli altri distretti c'è un motivo. Ha investito molto più di altre aree sui marchi. Oggi non si vendono più bisogni, ma sogni. Non credo, infine, che un marchio possa essere imposto per legge. Se crediamo effettivamente che la tracciabilità sia un plus per il nostro prodotto mettiamola senza aver bisogno di aspettare che sia una legge ad imporcela".